A Lunari. L’altalena non smette di dondolare

“Finché vivi la morte non c’è e quindi perché averne paura? E quando la morte arriva tu non ci sei più e quindi come puoi avere ancora paura?”. Così, e in mille altri modi, Luigi Lunari, maestro di parola, ha saputo sorridere della morte, riflettere e farla diventare “cosa piccola” fra i  battibecchi e le riflessioni di tre uomini costretti in uno stesso luogo per ragioni diverse.

Lo scorso Ferragosto d’improvviso il post della famiglia di Lunari che annuncia, sul profilo Facebook del drammaturgo e saggista, la sua scomparsa, a Milano, dove era nato nel 1934. Solo pochi mesi prima ci scriveva per sapere della sua Altalena, delle nostre repliche e scherzava sulle sue condizioni di salute e sulle distanze geografiche, “Bari non è esattamente dietro l’angolo per un brianzolo quale sono io”, mostrandoci la sua stima e dandoci il suo sostegno per aver scelto coraggiosamente di mettere in scena la sua opera.

“Tre sull’altalena” è senza dubbio il testo più conosciuto del suo teatro, tradotto in ventisei lingue, divenuto ormai un classico del contemporaneo; un testo dal quale siamo stati subito attratti e sul quale punteremmo ancora e ancora, perché il coraggio di cui ci scriveva il Maestro lo viviamo in ogni replica, in ogni silenzio a fine commedia, in ogni applauso che parte quell’attimo dopo e in “quell’attimo dopo” pieno di domande da parte del pubblico, spiazzato e sorpreso. Perché la vita è quell’altalena, che dondola fra un interrogativo e una risata, fra una paura e una certezza. Perché Lunari ci ha consegnato l’umanità, con le sue fragilità e le sue piccolezze, con la sua anima e la sua grandezza in quelle battute che risuonano nella nostra testa, oggi più che mai. Cosa è la morte? Come si muore? Cosa c’è oltre?  Labirinti, difficoltà, smarrimento, caos. Cosa siamo noi uomini di fronte alla grandezza della vita, di fronte a un Dio, qualunque nome esso abbia, Budda,  Allah, Madre Natura?

Splendidi interrogativi sospesi nell’aria, intrisi di genio artistico, dondolano aggrappati ad un’altalena che oscilla e non si ferma, perché le opere e il lavoro di questo grande uomo del teatro, continuano a vivere e continueranno a farlo sulle tavole di quel palcoscenico che Lui stesso ha contribuito a rendere eterno e immortale.

A noi non resta che ricordarlo e onorarlo ogni volta che L’Altalena ci permetterà di riflettere e riflettere ancora sul mistero immenso della vita e della morte. A noi non resta che immaginarlo lì, fra un telefono che squilla, un politico impaurito, un militare che canticchia, un professore che parla, parla, una donna misteriosa, a dire la sua, a ridere di quella grande nave che conduce altrove…

Buon viaggio Maestro.

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