Da Roma a Castellana Grotte. Il Metodo Helga Dentale Teatro in Gioco®

Nella logica del connettere e del creare reti e legami, oggi vi presentiamo il Metodo Helga Dentale Teatro in Gioco®. Lo presentiamo non a caso, ma perché ne fa parte la nostra Adriana Coletta, direttrice artistica della Compagnia e responsabile del progetto Amici Nostri Lab. Lo presentiamo perché lei lo sposa e lo porta nelle nostre attività, dalla Compagnia ai Percorsi Laboratoriali. E lo presentiamo condividendo proprio un articolo della Rete Teatro in Gioco® del 26 Gennaio 2017 [https://reteteatroingioco.blogspot.com/2017/01/intervista-alloperatrice-teatrale.html?view=mosaic] nel quale Adriana viene intervistata da Helga Dentale, ideatrice del Metodo. A quei tempi il progetto Amici Nostri Lab era nato da pochissimi mesi e a fine intervista Adriana racconta proprio un incontro tenuto con il gruppo dei piccolissimi dei nostri Lab. … Buona lettura!

“La Rete Teatro in Gioco® cresce e si riempie di racconti, esperienze.. Ogni operatore teatrale che fa parte di questa Rete condivide con me, ideatrice del Metodo Teatro in Gioco®, un grande obiettivo: diffondere un’educazione alla bellezza, promuovere la cura e il benessere dei bambini attraverso i linguaggi espressivi, il gioco, la relazione armoniosa. Credo sia importante conoscere meglio gli operatori, perché non siano solo “nomi” su questo Blog ma persone “vere”, con idee, emozioni, percorsi da raccontare. Oggi vi faccio conoscere meglio l’operatrice teatrale Adriana Coletta, di Bari. Le ho fatto qualche domanda ed Adriana ha risposto con piacere. Vi lascio ad una lettura ricca di stimoli incentrata sul bambino, sul gioco del teatro, sul concetto di cura.

Adriana, come è stato per te l’incontro con il Metodo Teatro in Gioco®? Cosa ti ha “dato”?

Prima di tutto sicurezza. La sicurezza di non essere sola in un certo tipo di idea di teatro, fortemente legato alla didattica e alla pedagogia, attento ai piccoli. Un teatro che si fa mezzo, che veicola molto altro, dove il risultato finale – la dove c’è – è sempre meno importante del percorso, del gruppo.
Poi certezza. La certezza di essere sulla strada giusta per la costruzione della mia professionalità. Perché se alcuni principi fondamentali, per te e per la tua visione che hai del tuo lavoro, ritornano e si ripresentano in più occasioni di formazione, credo non sia né il caso né la fortuna, ma appunto la strada giusta!
E poi completezza. Ho incontrato il Metodo a Bari con i seminari di “Lo Spazio Teatrogioco” e “Fare Teatro con i Bambini”; a quei tempi (2014) frequentavo ancora il Master di specializzazione in Teatroterapia. Il Metodo ha rappresentato il tassello mancate. È finito nella mia tesi. Ha completato la mia tesi.
La chiusura del cerchio nella mia ricerca, ecco. Che però sono convinta essere ancora aperta, a molte strade …

Hai una formazione molto ricca, in particolare sei anche teatroterapeuta. Secondo te, la “cura” del bambino (e in assoluto dell’individuo) può essere considerato elemento centrale di entrambi i percorsi?

Certo che sì! È il legame che vi ho trovato. In una sorta di schema mentale, per me il teatro è gioco, il gioco si fa fiaba, la fiaba è tempo, il tempo è cura e la cura è teatroterapia. Nello schemino gli elementi si possono anche spostare, ma il risultato non cambia.

Il Metodo Teatro in Gioco® era proprio quel tassello mancante che – principalmente con il concetto di fiaba interattiva – mi permetteva di aprire un canale di comunicazione diretto con l’utenza che più mi interessava. Il racconto era quello che mancava per avvicinarmi ai piccoli con un linguaggio, quello delle fiabe, a loro più consono. Erroneamente la parola “terapeuta” e quindi “terapia” fa paura. Siamo molto occidentali in questo, perché siamo convinti che la terapia sia solo la soluzione a la malattia; ma se imparassimo a considerare la terapia come tempo dedicato a, come prendersi cura di andremmo ben oltre. Si parla di una cura “altra”, che è cura dell’anima, che è ascolto e osservazione dei bambini che sono là con noi, immersi nell’attività che si fa canale preferenziale per mediare emozioni, per accrescere autostima e creatività, per allenare la fantasia che è la chiave dei problemi degli adulti di domani e potrei andare avanti … Quindi assolutamente sì: la cura – e i bisogni dei bambini – come elemento centrale. Guai se non fosse così.

Hai frequentato quest’anno il Corso Nazionale per operatori teatrali, ora sei un’operatrice che utilizza e diffonde le attività tratte dal Metodo. Sei un punto di riferimento per Teatro in Gioco® in Puglia! Stai seguendo diversi laboratori teatrali per bambini in vari contesti culturali, vuoi dirci dove?

Sentirti dire che sono un punto di riferimento in Puglia mi lusinga e mi gratifica, davvero. Sicuramente per il complimento in sé, ma a maggior ragione per lo stato in luogo “in Puglia”. Sono stata spesso oltre i confini della mia regione per la mia formazione – continuo e continuerò a farlo perché credo fortemente nell’in-formarsi sempre e costantemente – ma sono sempre tornata a casa. La Puglia per me è questo: casa. E piano piano è come se avessi “inventato” il mio lavoro, riuscendo a tenere insieme passione e necessità. Ed esser riuscita a fare questo a casa per me è molto gratificante. Detto questo sì, le attività del Metodo sono confluite in molti progetti; alcuni passati, alcuni attualmente in corso, e altri già ben pianificati ma in attesa.

La scorsa estate con il progetto “C’era una volta” presso la struttura “Controvento” – polo di artiterapie presso Gioia del Colle (BA) – alcune delle fiabe interattive sono diventate il contenitore fantastico di un progetto di Teatroterapia. Poi è nato “AmiciNostriLab” dove presso la sede della Compagnia “Gruppo Teatrale Amici Nostri” – Castellana Grotte (BA) – di cui faccio parte, si sono attivate attività laboratoriali di teatro per i più piccoli, attualmente in corso. Il Metodo Teatro in Gioco® poi, ancora assieme alla Teatroterapia, è arrivato nella libreria “Lik&Lak” – Putignano (BA) – con il progetto “Il filo della Fiaba” e nel Castello Svevo di Bari, nel quale all’interno del progetto “Musei e Castelli animati di Puglia”, si sta sviluppato con gli incontri di “Fiabe A(c)Corte”.

Nel cassetto tanti altri progetti, fra i quali tengo particolarmente a “Coccole di Fiabe”, ancora una volta Metodo Teatro in Gioco® e Teatroterapia, ma per genitori e neonati all’interno di una struttura specializzata in maternità e nascite; e poi i corsi pomeridiani in una delle scuole pubbliche del mio paese; quella stessa scuola che mi ha insegnato ad amare il gioco del teatro e che ha fatto di questo gioco la mia passione e la mia vita.

E’ stata una chiacchierata molto interessante, ma ora ci racconti le suggestioni di un incontro svolto recentemente con i bambini?

INCONTRO: LA PAURA DI GELSOMINO (fiaba di Helga Dentale tratta da “Ancora racconto”)

C’era il temporale e dai vetri delle finestre non entrava tanta luce… Il rumore della pioggia, i tuoni in lontananza… un’atmosfera naturale e perfetta per il piccolo Gelsomino. Per convincerlo ad uscire dalla borsa delle storie vocine dolci fino al “io ti voglio bene, esci dai!” di una bimba. E poi coccole a non finire per il nostro dolce topino, fino alla fine dell’incontro: un bacio, una carezza e un “ora non hai più paura, bravo!”.

“Bimbi sapete che si può guardare con le mani? Gelsomino ha imparato grazie a una stellina. Vogliamo provarci anche noi?“. E forza a guardar con le mani. “Questa è la palla di Gelsomino!” … “è questo è il suo peluche morbido e caldo” … “io sto toccando la sua tenda!” …

E scacciata la paura con una bella danza energica, pronti per rileggere la fiaba, sempre con le manine!! “È la stessa ma si tocca! “… È morbido Gelsomino!” … E pronti poi ad inventarne una personale, unica, tutta da toccare. Così tutti quei pezzetti di stoffa, carta e altro hanno preso vita! Una vita che seduti in cerchio ci siamo raccontati insieme! Come la buffa storia del piccolo M.: “C’era una volta una bimba con la faccia da nuvola e una mamma coi capelli gialli come il sole. Dovevano attraversare un ponte, ma lungo. Un po’ arancione e un po’ luccicante. Dovevano andare dal papà coi baffi marroni. Ma il papà stava cucinando i broccoli, bleee! E così voleva tornare a casa. Perché i broccoli non si mangiano in vacanza”.

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