R come Relazioni. Nel gruppo e nelle attività, connettere e non separare

Sposare una forma di teatro che si identifica come “Teatro in Gioco” significa sposare un modo di pensare. Un pensare che connette e non separa. Un pensare che crea collegamenti e relazioni, prima di tutto nel gruppo e poi fra il teatro e tutto quello che attorno ad esso può ruotare, dalla storia alle scienze, dalla matematica all’arte, dalla tradizione al territorio.

Con questa idea è nato il progetto Amici Nostri Lab e, con la stessa idea, la Compagnia Amici Nostri punta ogni anno ad allargare e diversificare le sue offerte. Come si possono delineare i confini di un sapere? Eppure il modello scolastico a cui siamo abituati punta a questo. Separa, divide in materie, parla di “esser fuori tema”, sposa un modo di apprendere che parte da un punto A e giunge a un punto B; poi si gira la pagina, si cambia argomento, si passa a un nuovo capitolo. Separa e non connette. Attività in serie, fotocopie, lavoretti. Replicanti e passivi. Nella scuola prima, nella società dopo. Individualisti che badano al giudizio, che concorrono per essere di più di qualcun altro e non per raggiungere insieme un obiettivo valorizzando l’unicità e le competenze di ogni individuo.

Siamo nati tribù ma poi abbiamo dimenticato tutto e abbiamo cominciato ad alzare muri e confini, schiacciati dalla frenesia, dal concetto di produrre sempre e comunque. Certo non è così ovunque, ma ancora in troppe realtà. Come può quindi un’associazione culturale e teatrale entrare in questo discorso? Forse riportando in auge la natura madre del concetto di associazione nel pensiero di grandi e piccoli?

Associazione, dal latino: associare, composto da a verso e socius compagno, alleato. Unire quindi, aggregare, creare alleati e relazioni. Nel concetto di associazione si nascondono le più intime cifre dell’umanità; la nostra specie nasce nell’associazione – anzi, si può dire che l’associazione preesista alla nostra specie. L’idea che l’unione fa la forza, il comprendere come il reciproco sostegno, il comune scopo aiutino a sopravvivere e a vivere nel calore, è un concetto che ci appartiene fin dalla notte dei tempi e che è naturale e istintivo nell’atteggiamento del piccolo d’uomo quando viene al mondo e si rapporta ad esso. Nasciamo già col bisogno dell’altro. Poi ci trasformiamo in egoisti ed egocentrici e ci dimentichiamo che siamo prima una famiglia, e dopo una comunità, una nazione… una rete.

Un’associazione può fare questo: può esplorare e valorizzare la ricchezza delle differenze di ciascun partecipante, costruendo un percorso sia personale che collettivo; può promuovere una pedagogia attiva e creativa che faccia della relazione un punto cardine; dove per relazione si intende legame e connessione, nel gruppo e nelle attività; può incentivare un sapere sistemico costruendo pensieri liberi e autonomi capaci di fare rete; può sviluppare un’educazione alla creatività e alla fantasia incentrate sulla libertà espressiva di ognuno. Si crea, si apprende, si inventa, si costruisce, si cresce insieme in un’associazione; ci si incammina su un percorso che non risponde alla logica del creare un prodotto in senso stretto, ad esempio lo spettacolo, ma, che modella sempre qualcosa di nuovo e unico dove  “le mani riconversano con la mente”, come scrive Malaguzzi. Non si tratta quindi di replicare qualcosa che altri hanno scritto ma di lasciar spazio all’immaginazione, di esplorare in libertà, di metterci sempre del proprio.

Ogni inizio secolo è stato caratterizzato da una Rivoluzione. Noi siamo immersi in questa nuova Rivoluzione; che in realtà di nuovo ha ben poco perché basterebbe chiedersi “Da dove veniamo?” e “Dove stiamo andando?”. Forse la vera rivoluzione è recuperare quel passato che ci faceva “tribù” e lasciarlo agire oggi, alla luce di quelle che sono le nuove esigenze dell’uomo, che non vanno demonizzate in toto, ma rivalutate e rimodellate.

Forse la vera rivoluzione potrebbe proprio partire da qui, dalla R di Relazioni, dalla R di Rete.

Noi ci proviamo! Chissà…

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