Medea Una donna, una madre

Testo Euripide 
Adattamento Luigi Coletta 
Regia Adriana Coletta

Personaggi e interpreti
Medea Adriana Coletta
Giasone Piergianni Gemmati
Coreute Arianna Logreco, Marezia Cazzolla

Costumi Maria Salviola
Disegno Luci Angelo Barone

Produzione Compagnia Teatrale Amici Nostri

TRAMA

La “Medea” di Euripide (431 a.C.) è considerata il più grande capolavoro del tragediografo greco. Dopo aver aiutato il marito Giasone a conquistare il vello d’oro, Medea si è trasferita a Corinto, insieme al consorte e ai figli, abbandonando il padre per seguire il marito. Dopo alcuni anni però, Giasone, spinto dalla brama del potere, ha ripudiato Medea per sposare la figlia di Creonte, re di Corinto. Sentitasi tradita, Medea medita vendetta: fingendosi rassegnata, manda in dono alla futura sposa di Giasone una corona e una veste avvelenata. La ragazza, indossatele, muore tra atroci tormenti, e la stessa sorte tocca a Creonte, accorso per aiutarla. A quel punto Giasone tenta di salvare almeno la sua prole, ma Medea, pur straziata nel cuore, ha ucciso i suoi figli, privando così Giasone di una discendenza.

NOTE DI REGIA

Il testo classico si presta bene ad essere un testo – se pur antichissimo – estremamente attuale, affrontando tematiche che neppur il passare degli anni e la civilizzazione dell’uomo moderno e occidentale riescono ad oscurare. Il testo, adattato dal professor Luigi Coletta e ridimensionato, riprende le vicende narrate da Euripide, asciugandone però i personaggi e le dinamiche e sottolineandone così, volutamente, alcune tematiche portanti. La tragedia di Euripide è essenzialmente incentrata sugli uomini, lasciando da parte gli dei, i quali non intervengono mai se pur richiamati e implorati. Ed è proprio sull’umanità del testo che la regia vuole calcare la mano: in scena ci sono uomini, fatti di carne e anima, prima che attori. La “nostra” Medea così, vuole essere una Medea, donna e madre, testimone dell’attualità e della perpetrazione di alcune tematiche nel tempo – dinamica sottolineata nel cambio dei costumi degli attori. Dall’infanticidio consumato fra le mura domestiche all’amore tradito per smania di potere, dalla seduzione alla sottomissione, passando per il legame con la propria patria, tutto si intreccia, rendendo i protagonisti vittime e carnefici, in un “gioco dei contrari” che pare non rispettare i costumi del tempo: una Medea sottomessa a parole, ma forte nel corpo dell’antichità e poi una Medea nuova, libera a parole nella modernità, ma sottomessa fisicamente, vista ai piedi del suo uomo in un finale non finale. … La sottomissione femminile è finita o ha solo vestito panni diversi?

PARTECIPAZIONI E PREMI

– Vince il Concorso “Attimi di Teatro”, entrando nella Stagione Teatrale del Teatro Angioino di Mola di Bari (BA
– In finale, con un monologo di Medea, per il Concorso “Attore-Premio Martucci” di Valenzano (BA)

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