Un Re da due £ear
Ovvero i Buffoni di corte raccontano

Di Primo Teatro e Teatro dei Leggeri
in collaborazione con il Gruppo Teatrale Amici Nostri

Adattamento e Regia Dino Parrotta

In scena gli “Amici Nostri”:
Conte di Gloucester Gianluca Mezzapesa
Edmund Piergianni Gemmati
Edgar Gregorio Saracino
Regan Adriana Coletta
Buffone di corte Daniela Sportelli
Cordelia Rosita Giotta

TRAMA

Tratto da  “King Lear” di W. Shakespeare, adattato e diretto da Dino Parrotta, “Un Re da due £ear – ovvero i Buffoni di corte raccontano” porta in scena la contemporaneità delle opere del noto drammaturgo, attraverso lo sguardo di coloro che vivono ai margini delle corti: i buffoni.
Nella vicenda si intrecciano temi quali la falsità, l’ingratitudine, l’ambizione, l’avidità di denaro dell’essere umano, capace persino di annientare un proprio fratello o persino il proprio genitore per raggiungere l’obbiettivo della ricchezza e del potere.
L’adattamento teatrale rispecchia a pieno la trama originale e ne conserva il linguaggio, pur facendo della figura dei buffoni, di ispirazione medievale, gli attori che portano in scena e commentano le vicissitudini della vita e della morte di Re Lear.

Re Lear decide di abdicare e dividere il suo regno  fra le tre figlie Goneril, Regan e Cordelia. Il Re propone una gara: ogni figlia riceverà dei territori in proporzione all’amore che saprà dimostrare verso il padre  con le sue parole. Cordelia (la prediletta) si rifiuta di gareggiare con l’adulazione delle sorelle maggiori. Lear non comprendendo la sincerità di Cordelia divide la quota del regno fra Goneril e Regan, e mette al bando Cordelia. Poco dopo aver abdicato, Lear scopre che i sentimenti di Goneril e Regan  verso di lui erano falsi e il loro obbiettivo era quello di impadronirsi del regno. Entrambe ripudieranno il padre abbandonandolo nella foresta in una notte di tempesta.Re Lear impazzisce dal dolore e il suo unico compagno resterà il suo buffone di corte. La trama secondaria coinvolge il conte di Gloucester e i suoi due figli, Edgar e Edmund. Edmund inventa racconti calunniosi sul fratellastro legittimo per ricevere l’eredità del padre. Al termine le due storie si incrociano in pieno stile Shakespeariano.

 

NOTE DI REGIA

Perché i buffoni medievali?
Violenti dislocatori della realtà, si divertono a mostrare lo specchio delle debolezze e delle ipocrisie dell’essere umano. I buffoni raccontano storie; non interpretano i personaggi, ma li commentano in forma ironica e ambigua. Istrioni e sapienti sono reietti dalla società. I buffoni denunciano liberando un’arte della crudeltà e della beffa che è l’anima nera, ma sincera dell’umanità. I Buffoni sono gli esclusi, rifiutati in quanto deformi (nani, enormi ventri, grandi natiche e tortuose gobbe). I costumi, di grande suggestione scenica, ampliano e modificano i corpi degli attori, calandoli in una dimensione temporale che ricorda il tenebroso fascino del gotico e del suo lusso decadente. La loro dimensione richiama le ambientazioni e le suggestioni dell’Arte figurativa di Bruegel, Bosch e Goya. La loro condizione di emarginazione gli permette di sbeffeggiare e ribaltare i sacri valori in divertito sarcasmo.

 

PARTECIPAZIONI E PREMI

  • Spettacolo inserito nella stagione di prosa 2016/17 dell’Assessorato alla Cultura di Putignano, in collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese

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